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Come
nacque l'Istituto di
Angela Corno
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La
storia passata illumina il presente. Le radici tengono
vivo l'albero. Con stupore ci domandiamo ma chi ha
piantato quest'albero? Facciamo
un passo indietro nel tempo. Un
giorno: 8, un
mese: dicembre, un anno: 1936. Protagoniste
tre persone: m. Giuseppina Dones, Giuseppina Rodolfi e
p. Paolo Manna.
Giuseppina
Dones ha
18 anni quando nel 1898 durante
le missioni popolari nella sua parrocchia
di Baggio, presso Milano. una ,settimana indimenticabile
dove scopre che il Signore la vuole per sé. Chiamata a
consacrarsi a Signore
nella vita missionaria. È una ragazza attiva e vivace.
molto intelligente, con una volontà decisa, tenace e con
naturali attitudini al comando. Forse per questo suo
padre l'ha voluta come collaboratrice
nell'amministrazione della propria attività casearia,
mentre la mamma ha tenuto per il disbrigo delle faccende
domestiche la sorella lda, più docile e tranquilla.
Il
sogno missionario di Giuseppina incontra l'opposizione
della. mamma:..Religiosa sì, missionaria no!. Intanto
sulla sua strada si affaccia la figura di una donna che
conquista la sua fiducia: madre
Giuditta Monzini, delle Suore della Riparazione. La
incontra nel gennaio del 1899, il giorno in cui sua
sorella lda bussa alle porte di questa famiglia
religiosa per esservi accolta. In questa occasione e in
visite
successine viene calorosamente invitata a fai parte
dell'Istituto. Lei
reagisce agli inviti. Ha nel cassetto un sogno diverso.
Ma quell'insistenza
la provoca, la confonde, le pare profetica.
Riflette
nel proprio intimo e trova l'indicazione della volontà
di Dio in quella che, a prima vista, le sembra una
semplice imposizione. "Anche noi abbiamo le
missioni" le
dice m. Giuditta. Affermazione che le farà dire:
·Leggeva essa. nel futuro?. Nel 1902, con tutta la
generosità e l'entusiasmo del suo cuore giovane,
pronuncia il sì a Cristo, emettendo i primi voti. Ama
il suo Istituto, ma in lei è rimasto un segreto
tormento; la missione. Nel 1916 un fatto dà una svolta
decisiva alla sua vita: l'Istituto della Riparazione
accetta di collaborare con quello delle Missioni Estere
di Milano (oggi il Pime) nella spedizione delle riviste
missionarie e a lei è dato la responsabilità del
lavoro. Direttore dell'ufficio di Propaganda Missionaria
è p. Paolo Manna. Madre Giuseppina Dones lo incontra il
9 gennaio 1917, giorno stabilito per l'inizio del lavoro,
con qualche ora di ritardo sul previsto a causa di una abbondante
nevicata.
Padre
Paolo Manna,
anima di fuoco fa capolino nella nostra
storia attraverso un incontro dì lavoro, in una
fredda e nevosa giornata invernale.
La
sua vocazione missionaria è nata, come egli stesso
ha modo di dire a m. Dones, dalla lettura di una
rivista missionaria francese e all'Istituto Missioni
Estere di Milano è stato portato quasi dal caso.
Questo gigante della missione, ispiratore e' promotore
del movimento missionario, che caratterizzò i primi
decenni del XX secolo, in missione (Birmania) è
potuto rimanere sì e no una dozzina d'anni, intervallati
da tre ritorni in patria, sempre per motivi di salute.Il
terzo ritorno è quello definitivo, e colui che,
dovendo restare si sentiva un missionario fallito,
è diventato strumento della Provvidenza di Dio per
la Chiesa missionaria. M.
Dones si dedica
subito al servizio della stampa missionaria. Sente
che è un mezzo per svegliare la coscienza missionaria.
La sua famiglia religiosa, invece, lo considera
presto...un impegno gravoso che assorbe inutilmente
preziose forze, meglio utilizzabili per il fine
principale dell'Istituto. Una
idea le si affaccia alla mente: la necessità di
persone che si dedichino a quest'opera per vocazione
e con passione, un nuovo Istituto di
donne consacrate per la missione, così come sono
esclusivamente missionari i padri e i fratelli dell'Istituto
delle Missioni Estere. Nel 1919 ne parla, per la
prima volta, a p. Manna. Il piccolo notes che raccoglie
le sue memorie così descrive il colloquio: Gli espongo
il motivo della mia visita, la pena che mi tormentava.
Egli mi lascia dire e poi: "Dunque se questo
Istituto sorgesse, ella verrebbe con me?·'. Abbassai
il capo e dissi:
"Sì". Egli stette un momento in silenzio
e poi sorridendo riprese: Non mi sono mai sognato
di essere un giorno Fondatore di un Istituto. Poi
facendosi serio: "Dio potrebbe anche volere
una tale Istituzione, ma anche se ciò avvenisse,
lei prosegua la sua via". Il
dialogo scarno, riportato senza troppi dettagli,
non impedisce di scorgere nell'incontro un primo
importante passo, un momento che, soprattutto per
m. Dones, rimarrà una pietra miliare. I tempi però
sono ancora
molto acerbi. Seguono anni di silenzio, apparentemente
tranquilli, ma sotto la cenere un fuoco continua
ad ardere. soprattutto nei momenti in cui acuta
si presenta la necessità di persone per la cooperazione
con i padri
nella stampa missionaria. Nel 1921 p. Manna si allontana
da Milano con l'impegno di iniziare a Ducenta (Caserta)
il seminario meridionale per le Missioni Estere.
Vi rimane fino al 1923 e l'anno seguente, viene
eletto superiore generale del Pime.
Il
silenzio di questi anni è interrotto da m. Dones
che, scrivendo a p. Manna, ritorna con sempre maggior
convinzione sulla stessa necessità: un nuovo lstituto
femminile esclusivamente missionario. P. Manna non
si decide, preferisce usare cautela, non si sente
di forzare la mano di Dia. Il suo invito, che diventa
come un ritornello, è di rimanere nell'attesa e
nella preghiera. Una
svolta si prospetta negli anni 25-'26. I primi tentativi
di realizzare iL progetto si concentrano su due
proposte: nel 1925 quella di un noviziato missionario
unito all'lstituto della Riparazione; nel 1926 quella
di un noviziato missionario autonomo, con la collaborazione
delle suore della Riparazione per la formazione
delle prime aspiranti. Il primo progetto viene subito
scartato e il secondo, che dopo vari tentennamenti
è accettato dalle autorità ecclesiastiche
e dalle Suore della Riparazione, tuttavia non va
ugualmente in porto. L'idea
ha bisogno di tempi lunghi e il periodo di stasi
fa prendere al progetto una forma più precisa: se
qualcosa di
nuovo va fatto, non lo si deve realizzare solo per
ragioni di necessità pratica. La nuova Congregazione
dovrà essere missionaria nel senso più casto ed
alto della parola. Solo così il suo sorgere nella
Chiesa è giustificato.
Giuseppina
Rodolfi
è una giovane di Milano che a 14 anni
sente la necessità di trovare i1 proprio ideale di
vita. Timida, piuttosto schiva, tanto da definirsi
selvaggia, vuole dare tutta la sua vita al Signore, ma
tuttavia capisce che la sua non deve essere solo una
vita di preghiera, ma anche d'azione. Un giorno suo
padre porta a casa il primo numero della rivista Propaganda
Missionaria. "Missionaria!, parola magica che come
un faro luminoso ha proiettato dinanzi all'anima mia una
nuova via... Ho trovato; voglio essere missionaria!".
Dopo
la chiarezza dell'intuizione segue un periodo difficile
di maturazione. Ha paura del suo stesso desiderio
perché le sembra troppo grande . Supera la paura
attraverso una forte esperienza di Dio che le si
manifesta in un sogno: un seminatore che sparge la
semente lontano, tanto lontano che non potevo ... vedere
dove si posasse. Giuseppina è timida, soffre molto per
il suo carattere introverso ma quando si tratta di
lavorare per
le missioni diventa persino estroversa, agisce, prende
iniziative. L'ideale missionario è davvero l'unico
scopo della sua vita, un indefinibile tormento: "Che
terribile malattia è mai questa. Bisognerebbe che io
non sapessi pensare più alle missioni, ai missionari.
Oh, allora sarei troppo infelice perché avrei distrutto
in me ciò che vi è di più grande, di
più bello al mondo perché avrei spento tutto ciò che
forma lo scopo della mia vita. No, no, è meglio soffrire
cosi, è meglio essere lentamente, insensibilmente
consuntati per questo grande desiderio missio nario
che godere una relativa tranquillità senza questo fuoco
che non cessa mai di ardere".
Se
chiara è però l'intuizione della via, del tutto oscuro
è il modo di realizzarla. Molti sono gli lstituti che
hanno missioni ma da nessuno di essi si sente attirata.
Frequentando assiduamente assieme al fratello Armando il
Pime e divenendo propagandista attiva della stampa
missionaria vive in un mondo sempre più pressante il
tormento missionario che le fa desiderare di essere
parte di una organizzazione che abbia lo stesso spirito
e gli stessi obiettivi del Pime.Il
1927 è l'anno dell'incontro: i tre cammini convergono
in un'unica strada, in un'unica storia. Protagonista
principale della storia. è Dio. Giuseppina
Rodolfi incontra m. Dones durante il Congressino degli amici
del Pime e da essa è indirizzata a p. Manna. M.
Dones è colpita da questa giovane che le apre il cuore.
L'apprezza come un'anima innamorata di Dio e bruciata
dalla sete di apostolato. E questa giovane timida avrà
il coraggio di tante iniziative, inclusa quella di
riunire attorno a sé il primo gruppo di aspiranti
missionarie e quella di far pressione, al momento opportuno,
su p. Manna: "Padre, non disprezzi il
grido accorato dell'anima mia, che è l'eco fedele di
tante e tante altre pronte ad accorrere numerose qualora
Lei lanciasse l'appello per la formazione di questo
nuovo esercito. Non lasci più oltre nei nostri cuopri
quel punto interrogativo che fa gemere le nostre anime,
inquiete di vedere una soluzione". Nel
1934 il Pime celebra ad Hong Kong il Capitolo generale.
M. Dones sollecita p. Manna a presentare ai padri
capitolari la proposta della istituzione di una
Congregazione femminile parallela all'lstituto Missioni
Estere·. Così avviene: l'assemblea capitolare accetta
tale proposta e ne affida l'esecuzione alla nuova
direzione generale. Sembra
che l'ora tanto sognata stia per scoccare: si apre
invece un nuovo periodo di oscurità c di sofferenza.
Nel
1935,
infatti, le strade dei tre Protagonisti sembrano prendere
direzioni diverse:
p. Manna è nominato rettore del seminario meridionale e
parte per Ducenta; m. Dones, trasferita a Varese, lascia
l'ufficio di Propaganda missionaria a cui si era dedicata
per 18 anni con infaticabile zelo. Tutte le aspiranti si
ritirano, chi per un motivo e chi per un altro A Milano
resta sola Giuseppina Rodolfi
nella delusione e nella solitudine. Ma
quando oramai umanamente ogni via sembrava chiusa, suona
l'ora di Dio. Le resistenze ufficiali si sciolgono e
mons Lorenzo Maria Balconi; nuovo superiore generale
del Pime ottenuta a
Roma l'approvazione del progetto, incarica p.Manna
ad
occuparsene. M.Dones viene interpellata da p. Manna :
" preme sapere con qualche sollecitudine qual è
oggi il suo pensiero, intorno ad una sua possibile collaborazione".M.Giuseppina risponde: "Il mio pensiero attorno
all'opera è ancora quello del 1919. Io sono pronta come
diciotto anni fa". Intanto si forma gradualmente un
.... nuovo piccolo groppo
di aspiranti. L'
8
dicembre 1936 è il giorno che il Signore ha stabilito
da sempre per far germogliare una nuova famiglia missionaria
nella sua Chiesa. M. Dones e Giuseppina Rodolfi,in
preghiera davanti a un altarino con il quadro della Vergine
Immacolata, in una casa presa in affitto a Milano in via
Cesare Melloni, si offrono a Dio, pregano per le future
giovani aspiranti missionarie e si
affidano alla protezione dell'Immacolata Regina degli
Apostoli. È
un momento di commosso e profondo raccoglimento. È la
risposta benevola di Dio a tanti
anni di paziente, coraggiosa attesa.
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